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Gli esami ematochimici – cosa sapere

Fin dai tempi più antichi il sangue ha esercitato sugli uomini un fascino ambiguo: veniva considerato in positivo come fondamento dei processi vitali, veniva consacrato nelle offerte sacrificali agli dei, veniva bevuto dal corpo ferito dei nemici per acquisirne la forza ma contemporaneamente provocava e provoca tuttora un forte turbamento e un’ innata  repulsione;
questo fenomeno si è accentuato negli ultimi anni anche a causa delle recenti malattie emo- trasmissibili.
Da un punto di vista medico il sangue è oggi una insostituibile fonte di informazioni; attraverso la sua analisi si ottengono delle diagnosi molto precise; è quasi incredibile ma solo nei primi anni del
1900 si sono determinati i gruppi sanguigni ed il fattore Rh è stato scoperto solo nel 1941.
Il primo laboratorio clinico sembra sia stato quello istituito nel 1885 presso l’ospedale universitario di Monaco per volontà del fisiologo e clinico Hugo von Ziemssen .
Erano utilizzati soprattutto per la ricerca e per l'insegnamento anche i primi laboratori clinici statunitensi , tra i quali il William Pepper Laboratory of Clinical Medicine della University of Pennsylvania, realizzato nel 1895, e quelli creati nel 1896 da William Osler presso l'ospedale della Johns Hopkins School of Medicine , e soltanto gradualmente arrivarono a svolgere un ruolo
importante nei controlli ordinari delle condizioni dei pazienti .
Le osservazioni condotte sul sangue e sull'urina per individuare i segni delle patologie erano una pratica molto antica, ma i test analitici finalizzati a determinare la presenza di sostanze come l'acido
urico, le proteine e lo zucchero nell'urina furono correlati a condizioni patologiche specifiche negli anni Trenta e Quaranta del XIX sec. ; per esempio, dal clinico britannico Richard Bright (1789- 1858) e dai chimici suoi assistenti del Guy Hospital di Londra.
La medicina di Laboratorio è quella disciplina che studia in campioni biologici provenienti dall’uomo quei parametri fisico-chimici che possono fornire informazioni su processi fisiologici e/o patologici che avvengono nell’uomo stesso a vari livelli d’organizzazione strutturale, e quindi di
sistemi, d’organi, di tessuti, di cellule, ed anche di singole molecole (DNA, proteine, ecc).

La finalità della medicina di laboratorio è quindi quella di fornire informazioni che, da sole ma più frequentemente unitamente ad altri raccolti dal clinico, indirettamente (strumentali) o direttamente (storia clinica, esame obiettivo), consentano di formulare una diagnosi con la più alta probabilità
statistica, oppure di coadiuvare il clinico nella scelta di una decisione, sia essa un approfondimento diagnostico, oppure una modifica terapeutica.
Una delle cose fondamentali da sapere quando si leggono le analisi del sangue, soprattutto se si confrontano esami provenienti da laboratori diversi, è che le unità di misura e l’intervallo di normalità di alcuni parametri possono essere diversi (anche se vi è comunque una standardizzazione delle misure): laboratori diversi, infatti, possono utilizzare metodiche di misura differenti.
Perciò, se si confrontano delle analisi, occorre guardare bene l’unità di misura e l’intervallo di riferimento indicato dal laboratorio.
Un altro concetto da tenere presente per interpretare correttamente le analisi del sangue è quello di “variabilità biologica”, ovvero il fatto che gli intervalli di normalità dei parametri sono realizzati prendendo in considerazione i valori riscontrati più frequentemente nella popolazione sana ma alcuni di noi possono trovarsi fisiologicamente al di fuori dell’intervallo.
Un buon modo per conoscere i propri valori di riferimento è quello di confrontare le analisi ripetute nel tempo, poiché se un certo valore è fisiologico tende a mantenersi pressoché inalterato.

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